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DISLESSIA. SOLO UN ALTRO MODO DI VEDERE IL MONDO

Campagna promossa da AID Associazione Italiana Dislessia

I DSA sono una caratteristica

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento non sono una malattia, ma un diverso modo di funzionare del cervello che riguarda alcune abilità specifiche, come leggere, scrivere o calcolare. Sono parte dell’identità della persona, come il colore degli occhi o l’essere mancini.

Non ci si ammala di DSA e non si guarisce

Dislessia, discalculia, disortografia e disgrafia non sono patologie temporanee, ma condizioni permanenti. Questo significa che non si “curano” con medicine, ma si possono gestire con strategie, strumenti e metodologie didattiche efficaci.

Gli strumenti compensativi non sono un privilegio

Mappe concettuali, sintesi vocali, calcolatrici e altri strumenti servono a garantire pari opportunità. Non facilitano l’apprendimento in modo scorretto, ma permettono alla persona con DSA di esprimere le proprie capacità senza essere penalizzata dalle difficoltà specifiche.

I DSA interessano oltre il 6% della popolazione italiana

Si stima che oltre una persona su 20 abbia un DSA. Questo significa che in ogni classe ci sono studenti con queste caratteristiche. Eppure, i disturbi sono ancora spesso sottodiagnosticati, specialmente nelle aree meno attrezzate dal punto di vista dei servizi scolastici e sanitari.

Intelligenza nella norma o superiore

Un DSA non ha nulla a che fare con il quoziente intellettivo. Le persone con DSA hanno un’intelligenza del tutto normale, spesso anche superiore. La difficoltà non riguarda il “capire”, ma l’accesso agli strumenti convenzionali di apprendimento.

Non furbi, non svogliati: persone con DSA

Un ragazzo con DSA non sceglie di non leggere o di non scrivere correttamente: si tratta di una difficoltà oggettiva. Definirlo “pigro” o “furbo” significa non comprendere la sua realtà e aggiungere stigma a una condizione che già comporta sfide quotidiane.

Punti di forza e non solo fragilità

Molte persone con DSA sviluppano grandi capacità di problem solving, creatività, pensiero visivo, intuizione. Alcuni famosi inventori, scienziati e artisti erano dislessici. Le fragilità vanno riconosciute, ma non devono oscurare i talenti.

La dislessia è invisibile, ma reale

Non ci sono segni esteriori che mostrano un DSA: è una condizione invisibile. Proprio per questo, è facile che insegnanti o colleghi sottovalutino le difficoltà o le interpretino come mancanza di impegno. Riconoscere questa invisibilità è il primo passo per supportare adeguatamente.

Più certificazioni, non più DSA

L’aumento delle diagnosi negli ultimi anni non indica che i DSA stiano “crescendo”, ma che le scuole e le famiglie sono più consapevoli e che le procedure di valutazione sono migliorate. Nonostante ciò, il fenomeno resta sottostimato e ci sono ancora tanti casi non riconosciuti.

Una scuola inclusiva è utile a tutti

Le strategie didattiche inclusive — mappe, lavori di gruppo, uso di tecnologie, spiegazioni multimodali — non aiutano solo chi ha un DSA, ma migliorano l’apprendimento per tutti gli studenti. Una scuola che si adatta alle differenze diventa un luogo più equo ed efficace.

 

La dislessia non è una malattia e non è una sentenza di fallimento già scritta. Al contrario, può essere uno stimolo a sviluppare  capacità che permettono di raggiungere risultati straordinari in ogni campo.

  • La dislessia non è una malattia, ma una caratteristica. Non si vede a occhio nudo, ma è reale e quotidiana nella vita di milioni di persone
  • Questa campagna, promossa dall’Associazione Italiana Dislessia, nasce per rendere visibile ciò che spesso resta invisibile, per raccontare che dietro le difficoltà ci sono anche risorse, talenti e punti di forza
  • Il simbolo scelto sono gli occhiali color turchese senza lenti: grandi, riconoscibili, immediati. Gli occhiali rappresentano uno sguardo diverso, originale, capace di cogliere prospettive nuove. Ma sono anche un segno di appartenenza: indossarli significa riconoscersi e riconoscere chi vive i Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
  • Chiunque può aderire alla campagna: basta scattare una foto personalizzata con il layout ufficiale e condividere l’immagine sui social
  • L’obiettivo è semplice e potente: riempire la rete di occhiali celesti e del nostro slogan “Dislessia. Solo un altro modo di vedere il mondo”.
  • Insieme possiamo trasformare la dislessia da difficoltà invisibile a valore condiviso, da stigma a consapevolezza, da isolamento a partecipazione.

METTICI LA FACCIA!

Scatta la tua foto e pubblicala sui social con gli hashtag #SoloUnAltroModo #Dislessia

NOTA BENE: sorridere prima dell’uso!

 

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